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Come ridurre le scorte inutilizzate e rendere più efficienti gli acquisti?

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Come ridurre le scorte inutilizzate e rendere più efficienti gli acquisti?

Nelle aziende B2B, le scorte inutilizzate non sono semplicemente prodotti fermi a magazzino: rappresentano capitale immobilizzato, spazio occupato e costi che incidono silenziosamente sul Costo Totale di Possesso (TCO). Per Chief Procurement Officer, buyer e Direttori Generali, tenere sotto controllo queste giacenze significa migliorare direttamente le performance operative e finanziarie dell’organizzazione.

In questo articolo approfondiremo:

  • La differenza tra scorte inutilizzate e scorte a bassa rotazione;
  • I costi nascosti e l’impatto sul bilancio aziendale;
  • Gli indicatori e i metodi di calcolo più efficaci;
  • Le tecniche di audit dell’inventario per individuare i prodotti fermi;
  • Le soluzioni pratiche per valorizzare o smaltire le giacenze esistenti;
  • Le strategie preventive da integrare nella politica di approvvigionamento.

Indice

  • Scorte inutilizzate e scorte a bassa rotazione: cosa significano davvero?
  • In che modo le giacenze ferme riducono la redditività aziendale?
  • Come misurare e gestire le scorte inutilizzate attraverso i KPI corretti?
  • Audit dell’inventario: individuare i prodotti inattivi prima che diventino un problema
  • Strategie pratiche per ridurre e valorizzare le giacenze esistenti
  • Come ottimizzare la politica di approvvigionamento per prevenire il problema nel lungo periodo

Nei magazzini delle aziende B2B, una quota significativa dei prodotti resta inutilizzata per lunghi periodi. Questi articoli occupano spazio, assorbono liquidità e appesantiscono il bilancio senza generare alcun valore operativo. Eppure, questa situazione non è inevitabile.

Nella maggior parte dei casi deriva da una politica di acquisto poco strutturata, da un monitoraggio insufficiente o da una scarsa capacità di prevedere i fabbisogni reali. Comprendere come identificare, ridurre e prevenire le giacenze inutilizzate negli acquisti indiretti è l’obiettivo di questo articolo.

Scorte inutilizzate e scorte a bassa rotazione: cosa significano davvero?

La confusione tra questi due concetti è frequente e spesso porta a diagnosi errate. Sebbene vengano usati come sinonimi, descrivono situazioni diverse che richiedono interventi differenti.

Cosa si intende per scorta inutilizzata e in cosa si differenzia da una scorta a bassa rotazione?

Una scorta inutilizzata è costituita da prodotti che non registrano alcun movimento per un periodo definito, generalmente pari o superiore a dodici mesi, e che hanno poche o nessuna probabilità di essere utilizzati in futuro.

Una scorta a bassa rotazione, invece, continua a essere utilizzata occasionalmente, ma con una frequenza così ridotta da non giustificare i quantitativi presenti a magazzino.

Negli acquisti indiretti questa distinzione è fondamentale. Le scorte inutilizzate generano costi senza produrre alcun beneficio operativo, mentre quelle a bassa rotazione possono ancora tornare utili se le condizioni aziendali cambiano.

Le categorie più esposte al rischio di accumulo

Alcune categorie di prodotti presentano un rischio maggiore di diventare inutilizzate o a bassa rotazione.

Tra queste troviamo:

  • Dispositivi di Protezione Individuale (DPI);
  • Materiale di cancelleria;
  • Prodotti per manutenzione;
  • Arredi e attrezzature;
  • Materiale per la sicurezza.

Le cause più frequenti sono:

  • previsioni errate della domanda;
  • acquisti in grandi quantità per ottenere sconti;
  • mancanza di controlli successivi all’ordine;
  • cambiamenti nei processi o nelle normative aziendali.

In che modo le giacenze ferme riducono la redditività aziendale?

Un portafoglio prodotti sovradimensionato genera costi strutturali che spesso non emergono chiaramente nei report aziendali. Tuttavia, ogni articolo fermo a magazzino comporta un costo reale.

Capitale immobilizzato, costi di stoccaggio e impatto sulla liquidità

Il costo delle scorte inutilizzate include diverse componenti.

La prima è il capitale immobilizzato: il denaro investito in prodotti inutilizzati non può essere destinato ad altre attività strategiche.

A questo si aggiungono:

  • costi di magazzino;
  • movimentazione e gestione;
  • assicurazione;
  • rischio di deterioramento;
  • rischio di obsolescenza tecnica o normativa.

Considerando tutti questi elementi, diventa evidente come le giacenze inutilizzate incidano direttamente sul TCO e sulla redditività dell’impresa.

Cos’è la svalutazione delle scorte?

La svalutazione è il processo contabile attraverso il quale si riduce il valore di un prodotto registrato a bilancio quando questo non è più recuperabile al costo di acquisto.

Quando una scorta perde valore, l’azienda deve accantonare una rettifica che incide direttamente sul risultato economico.

Il problema diventa ancora più rilevante quando il prodotto:

  • è diventato obsoleto;
  • non può più essere utilizzato;
  • non possiede alcun valore di rivendita.

In questi casi la questione non è più soltanto contabile, ma anche strategica e operativa.

Come misurare e gestire le scorte inutilizzate con gli indicatori giusti?

Senza indicatori affidabili, l’individuazione delle giacenze critiche avviene troppo tardi. È quindi essenziale disporre di una dashboard strutturata che consenta di anticipare il problema.

Come calcolare le scorte inutilizzate

Uno degli indicatori principali è il tasso di rotazione delle scorte, calcolato come:

Quantità consumata nel periodo ÷ Scorta media nello stesso periodo

Un indice inferiore a 1 nell’arco di dodici mesi rappresenta un segnale di attenzione, soprattutto negli acquisti indiretti, dove i consumi sono meno prevedibili rispetto alla produzione.

È inoltre consigliabile definire soglie di allerta diverse per ciascuna categoria di prodotto.

I KPI da monitorare

Una dashboard efficace dovrebbe includere:

  • Tasso di obsolescenza per categoria;
  • Copertura media delle scorte (giorni di consumo garantiti);
  • Tempo medio necessario per smaltire le giacenze;
  • Volume di prodotti senza movimentazione in un periodo definito.

L’analisi deve sempre essere segmentata per categoria merceologica, così da evitare confronti fuorvianti tra prodotti con dinamiche molto diverse.

Audit dell’inventario: individuare i prodotti inattivi prima che sia troppo tardi

L’audit delle scorte rappresenta il primo passo concreto verso una gestione più efficiente.

Applicare il metodo ABC-XYZ

Il metodo ABC-XYZ combina due criteri di analisi.

Classificazione ABC

Valuta il valore economico dei consumi:

  • A: elevato valore;
  • B: valore medio;
  • C: basso valore.

Classificazione XYZ

Valuta la regolarità della domanda:

  • X: domanda stabile;
  • Y: domanda variabile;
  • Z: domanda sporadica.

I prodotti classificati C-Z sono generalmente quelli più soggetti a diventare giacenze inutilizzate.

Si tratta spesso di:

  • DPI legati a progetti temporanei;
  • materiali stagionali;
  • forniture acquistate per esigenze eccezionali ormai concluse.

Il ruolo degli strumenti digitali

Sistemi ERP e software di gestione magazzino (WMS) consentono di identificare automaticamente gli articoli che non registrano movimenti oltre una determinata soglia temporale.

Tra i vantaggi principali:

  • monitoraggio in tempo reale delle scorte;
  • avvisi automatici;
  • identificazione di prodotti duplicati;
  • razionalizzazione del catalogo fornitori.

Tuttavia, la tecnologia è efficace solo se supportata da una corretta analisi dei fabbisogni e da processi di approvvigionamento ben definiti.

Strategie pratiche per ridurre e valorizzare le giacenze esistenti

La gestione delle scorte inutilizzate dipende dalla natura del prodotto, dalla sua anzianità e dal valore residuo.

Intervenire rapidamente aumenta sensibilmente le opzioni disponibili.

Vendere le giacenze inutilizzate

Tra le soluzioni più efficaci troviamo:

  • trasferimento interno tra sedi o stabilimenti;
  • cessione ad altre società del gruppo;
  • vendita tramite marketplace B2B;
  • aste di liquidazione;
  • campagne dedicate allo smaltimento delle scorte.

La valutazione economica deve considerare sia il valore recuperato sia i costi di stoccaggio che si evitano eliminando le giacenze.

Donazioni, sostenibilità e resi ai fornitori

Non sempre la vendita rappresenta l’opzione migliore.

Le aziende possono anche:

  • donare prodotti ancora utilizzabili a enti e associazioni;
  • valorizzare le iniziative ESG e di responsabilità sociale;
  • negoziare clausole di reso con i fornitori già in fase contrattuale.

In questo modo un problema operativo può trasformarsi in un’opportunità economica e reputazionale.

Ottimizzare la politica di approvvigionamento per prevenire il problema

La strategia migliore resta quella di evitare la formazione delle giacenze inutilizzate.

Per riuscirci è necessario intervenire alla radice del processo d’acquisto.

Razionalizzare il catalogo fornitori

Un portafoglio fornitori troppo frammentato è una delle principali cause di accumulo di prodotti inattivi.

Ogni fornitore introduce:

  • quantità minime d’ordine;
  • referenze specifiche;
  • tempi di consegna differenti.

La conseguenza è un aumento del rischio di sovrastoccaggio.

Consolidare gli acquisti presso un numero ridotto di fornitori affidabili permette di:

  • semplificare la gestione amministrativa;
  • migliorare la visibilità sui fabbisogni;
  • ridurre le scorte eccedenti;
  • limitare il rischio di obsolescenza.

In definitiva, una politica di approvvigionamento basata su analisi dei consumi, monitoraggio continuo e razionalizzazione dei fornitori è la chiave per trasformare la gestione delle scorte da attività correttiva a leva strategica di efficienza e redditività.

 

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