Finanza green: integrare criteri responsabili nella policy di acquisto

La finanza green sta assumendo oggi un ruolo centrale nelle strategie aziendali orientate allo sviluppo sostenibile. Il suo obiettivo è indirizzare i flussi finanziari verso attività in grado di ridurre l’impatto ambientale, migliorare la trasparenza e rafforzare la resilienza complessiva delle organizzazioni.
Questa dinamica sta progressivamente trasformando le modalità di allocazione dei budget, coinvolgendo direttamente anche la funzione acquisti, che si afferma come leva determinante per il raggiungimento degli obiettivi ESG (Environmental, Social, Governance). Orientando le decisioni verso prodotti più sostenibili, fornitori impegnati e soluzioni di economia circolare, le aziende allineano la propria politica di acquisto alle ambizioni climatiche, sociali ed economiche promosse dalla finanza sostenibile.
Che cos’è la finanza green e qual è il suo legame con i criteri ESG?
La finanza green comprende l’insieme dei meccanismi finanziari che sostengono progetti o attività con un impatto positivo sull’ambiente. Si fonda su tre pilastri chiave:
- decarbonizzazione: riduzione progressiva delle emissioni di gas a effetto serra;
- trasparenza: capacità di giustificare le scelte di spesa attraverso dati quantitativi affidabili;
- resilienza: capacità dell’azienda di anticipare, assorbire e superare rischi sociali, climatici o economici.
Questi principi sono ormai essenziali per rispondere alle aspettative degli investitori, rafforzare la credibilità extra-finanziaria e orientare i flussi finanziari verso catene di fornitura responsabili.
L’obiettivo principale della finanza green è incoraggiare investimenti coerenti con le esigenze della transizione ambientale: efficienza energetica, riduzione dei rifiuti, sviluppo di prodotti sostenibili, soluzioni low carbon e tutela delle risorse.
La finanza green non si limita ai soli strumenti finanziari dedicati (come green bond o fondi etichettati). Influenza sempre più le pratiche operative e di budgeting, in particolare l’allocazione delle risorse nella funzione acquisti. Quanto più quest’ultima privilegia soluzioni responsabili, tanto più l’azienda può dimostrare concretamente il proprio contributo agli obiettivi ESG.
In che modo il procurement sostenibile contribuisce alla strategia di finanza green?
Agendo sull’intera catena del valore, la funzione acquisti svolge un ruolo essenziale nel raggiungimento degli impegni ESG. Il suo impatto va ben oltre le performance interne, poiché una quota rilevante delle emissioni, dei rischi sociali e del consumo di risorse si concentra a livello dei fornitori.
Ridurre l’impronta di carbonio: perché la funzione acquisti è decisiva per lo Scope 3
La maggior parte delle emissioni di un’azienda proviene dallo Scope 3, ovvero da quelle generate dai prodotti acquistati, dalla loro produzione, dal trasporto e dalla fine vita. Selezionando offerte responsabili, accompagnando partner impegnati nella decarbonizzazione e favorendo una logistica ottimizzata, il procurement contribuisce direttamente al miglioramento della performance ambientale complessiva.
Come ricorda Antoine Compin, Managing Director di Manutan Francia e Iberia:
“L’80% della strategia CSR di un’azienda è supportata dalla funzione acquisti. Attraverso la vostra influenza strategica a monte della catena del valore, potete contribuire alla decarbonizzazione dell’azienda preservando al contempo le risorse e l’ambiente.”
Una visione pienamente coerente con i principi della finanza green, che valorizza le iniziative strutturali lungo la supply chain.
Integrare pratiche di acquisto sostenibile per rafforzare gli impegni sociali ed etici
Il procurement sostenibile non riguarda solo le emissioni di carbonio. Include anche:
- la qualità delle condizioni di lavoro presso i fornitori;
- il rispetto dei diritti umani lungo la catena di fornitura;
- la promozione della diversità e dell’inclusione;
- l’utilizzo di prodotti sostenibili e riparabili;
- la riduzione dei rifiuti tramite soluzioni di economia circolare.
Questo approccio globale rafforza la coerenza tra acquisti sostenibili, performance economica e requisiti della finanza green.
Integrare i criteri ESG nel budget acquisti: quali metodi privilegiare?
L’integrazione dei criteri ESG implica un’evoluzione delle pratiche di budgeting, valutazione e gestione. L’obiettivo non è aumentare i costi, ma creare valore sostenibile, misurabile e conforme alle aspettative degli stakeholder.
Strutturare un budget acquisti allineato alla finanza green
Un budget coerente con la finanza sostenibile si basa su due leve complementari:
- la creazione di green budget, ovvero la destinazione di una quota del budget acquisti a soluzioni che favoriscono la transizione ambientale;
- la ponderazione ESG nelle gare, che consente di valorizzare le performance ambientali, sociali ed etiche dei fornitori tanto quanto i criteri economici.
Questo approccio rafforza la capacità dell’azienda di dimostrare un’allocazione responsabile delle risorse e di ottimizzare la performance complessiva.
Strutturare la valutazione dei fornitori: scoring ESG e monitoraggio continuo
L’integrazione ESG richiede anche un sistema di valutazione strutturato. Le aziende possono implementare:
- sistemi di scoring dei fornitori basati su indicatori quantificabili;
- analisi regolari dei dati (emissioni, condizioni sociali, certificazioni, governance);
- piani di miglioramento sostenibile formalizzati contrattualmente.
In questo percorso, il servizio Expert Advisory / Assistance di Manutan fornisce un supporto umano qualificato per validare i capitolati e guidare le scelte strategiche
(servizio disponibile in Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Svezia, Finlandia, Francia, Germania, Ungheria, Italia, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Slovacchia, Spagna, Svizzera, Regno Unito e Portogallo alla data di pubblicazione del contenuto).
L’ascesa della Tassonomia Verde Europea: un quadro strutturante per gli acquisti sostenibili
La finanza green si fonda oggi su un quadro normativo di riferimento a livello europeo: la Tassonomia Verde Europea. Questo strumento definisce in modo preciso cosa può essere considerato un’attività economica “sostenibile” rispetto agli obiettivi ambientali dell’Unione Europea.
La sua ambizione è duplice:
- armonizzare i criteri di sostenibilità per prevenire il greenwashing;
- orientare i flussi finanziari verso attività realmente allineate alla transizione ecologica.
La tassonomia si basa su sei obiettivi ambientali, tra cui la lotta al cambiamento climatico, l’adattamento ai rischi climatici, l’uso sostenibile delle risorse e la prevenzione dell’inquinamento. Per essere considerata sostenibile, un’attività deve contribuire in modo sostanziale ad almeno uno di questi obiettivi, senza arrecare danni significativi agli altri e nel rispetto di garanzie sociali minime.
CSRD e tassonomia: nuovi requisiti che rafforzano il ruolo del procurement
A partire dal 2024–2025, la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) impone a un numero crescente di aziende la pubblicazione di informazioni extra-finanziarie dettagliate, inclusa la quota di attività, investimenti e costi operativi allineati alla Tassonomia Europea.
In questo contesto, la funzione acquisti diventa un attore centrale. Una parte significativa di CapEx e OpEx è direttamente legata a fornitori, prodotti e servizi acquistati. La capacità di dimostrare l’allineamento alla tassonomia dipende quindi in larga misura da:
- selezione di fornitori le cui attività siano compatibili con i criteri della tassonomia;
- identificazione di prodotti e soluzioni che contribuiscano agli obiettivi ambientali eleggibili;
- tracciabilità dei dati ESG associati agli acquisti.
Il procurement assume così un ruolo chiave nell’affidabilità della reportistica CSRD e nella dimostrazione tangibile del contributo dell’azienda alla finanza green.
Allineare la policy acquisti alla tassonomia: un’opportunità strategica
Integrare la Tassonomia Verde nella policy di acquisto non è solo un vincolo normativo, ma una vera opportunità strategica per:
- strutturare criteri ESG nelle gare;
- prioritizzare fornitori impegnati nella transizione ambientale;
- facilitare l’accesso a finanziamenti sostenibili;
- rafforzare la credibilità della strategia CSR verso investitori e partner finanziari.
Collegando acquisti sostenibili, finanza green e tassonomia europea, le aziende dispongono di un quadro solido per gestire la performance extra-finanziaria, allocare i budget in modo responsabile e iscrivere la supply chain in una traiettoria sostenibile e misurabile.
Quali sono i principali strumenti di finanza green per le funzioni acquisti?
Per garantire la performance ESG, diversi strumenti e standard supportano la valutazione e la strutturazione degli acquisti sostenibili.
Label, certificazioni e piattaforme ESG per una policy di acquisto affidabile e tracciabile
Tra gli strumenti più diffusi nel contesto della finanza sostenibile:
- ISO 20400, riferimento internazionale per il procurement sostenibile;
- EcoVadis, piattaforma di valutazione delle performance CSR;
- label ambientali che certificano la sostenibilità dei prodotti;
- istituti finanziari impegnati che offrono servizi allineati ai criteri ESG;
- piattaforme ESG che facilitano il monitoraggio di dati e indicatori.
Questi strumenti rendono più affidabili le decisioni di acquisto e strutturano la comunicazione extra-finanziaria.
Collaborazione interna: allineare acquisti, finanza e CSR in un approccio integrato
La finanza green si basa sulla convergenza di tre competenze chiave: acquisti, finanza e CSR.
Una condivisione più efficace dei dati, una visione comune degli obiettivi e una governance chiara rafforzano la capacità di selezionare fornitori sostenibili, gestire i rischi e ottimizzare i budget nel lungo periodo. Questa collaborazione contribuisce anche a garantire la conformità normativa a livello europeo.
Come monitorare e gestire l’impatto della policy acquisti sulla finanza green?
La gestione è essenziale per mantenere la rotta e dimostrare il valore creato dagli acquisti sostenibili. I dati ESG devono essere consolidati, analizzati e presentati in modo chiaro agli stakeholder.
KPI chiave per misurare la maturità ESG del procurement
Tra gli indicatori più utilizzati:
- quota di budget allineata ai criteri ESG;
- evoluzione dello scoring dei fornitori;
- emissioni evitate o ridotte grazie a prodotti responsabili;
- tasso di utilizzo di soluzioni di economia circolare (riciclo, riuso, riparabilità).
Reporting extra-finanziario, audit e comunicazione: valorizzare la strategia verso gli investitori
Una policy acquisti allineata alla finanza sostenibile richiede una reportistica extra-finanziaria rigorosa, spesso sottoposta a verifica esterna. Le informazioni devono essere strutturate, trasparenti e supportate da dati concreti: progressione dei KPI, piani d’azione, impegni dei fornitori, tasso di allineamento alla tassonomia.
Questo approccio rafforza la credibilità dell’azienda e ne aumenta l’attrattività nei confronti degli investitori attenti alle performance ESG.
Perché il 2025 rappresenta un punto di svolta per la finanza green in Europa
Il 2025 segna un cambiamento di scala decisivo per la finanza green in Europa. Quelli che fino a poco tempo fa erano quadri volontari stanno diventando requisiti strutturali e vincolanti per un numero crescente di aziende.
Due meccanismi europei sono centrali in questo cambiamento: la Tassonomia Verde Europea e la CSRD.
La CSRD amplia in modo significativo il perimetro delle aziende soggette a obblighi di rendicontazione extra-finanziaria e richiede la pubblicazione standardizzata, verificata e comparabile dei dati ESG, tra cui:
- quota di attività, investimenti e costi operativi allineati alla tassonomia europea;
- rischi e opportunità legati alle sfide climatiche, ambientali e sociali;
- modalità di integrazione di questi temi nella strategia, nella governance e nei processi operativi.
In questo contesto, la funzione acquisti diventa un punto di snodo critico. Una parte rilevante dei dati CSRD dipende direttamente da fornitori, prodotti e servizi acquistati. I team acquisti sono quindi in prima linea per:
- rendere affidabili i dati ESG necessari al reporting;
- dimostrare l’allineamento della spesa ai criteri della tassonomia;
- garantire la conformità normativa dell’azienda.
La tassonomia europea funge da quadro di riferimento comune per qualificare ciò che è realmente “sostenibile”, rafforzando la trasparenza e riducendo il rischio di greenwashing, orientando in modo più chiaro investimenti, finanziamenti e decisioni di acquisto.
Dal 2025, le aziende che non avranno strutturato la propria gestione ESG — in particolare a livello di procurement — rischiano:
- difficoltà nella conformità normativa;
- perdita di credibilità verso investitori e partner finanziari;
- minore accesso ai finanziamenti sostenibili.
Al contrario, chi anticipa questi sviluppi trasforma il vincolo normativo in un vantaggio competitivo, facendo degli acquisti sostenibili una leva chiave di performance, trasparenza e creazione di valore duraturo.
Orientando i budget verso prodotti più responsabili, collaborando con fornitori impegnati e strutturando un metodo di governance affidabile, la funzione acquisti contribuisce in modo decisivo alle ambizioni della finanza green, riducendo l’impatto ambientale e migliorando al contempo la performance globale dell’azienda.
