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Come integrare i principi dell’economia rigenerativa nei processi di procurement per generare un impatto positivo?

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L’economia rigenerativa rappresenta un’evoluzione significativa rispetto alla CSR e all’economia circolare. Per le imprese, apre un nuovo quadro operativo: passare dalla logica della riduzione degli impatti negativi alla creazione di impatti positivi misurabili. Per i responsabili acquisti e i dirigenti, questo si traduce concretamente in politiche di fornitura, criteri di selezione e indicatori di performance. Comprendere questo modello economico significa anche anticipare requisiti normativi sempre più stringenti e rafforzare la resilienza della supply chain.

  • Cos’è l’economia rigenerativa? Definizione e contesto.
  • Perché l’economia rigenerativa sta diventando una questione strategica per i leader?
  • Come tradurre l’economia rigenerativa nella propria policy di procurement?
  • Quale ritorno sull’investimento si può attendere da una policy di procurement rigenerativo?
  • Come coinvolgere i team e i fornitori in un approccio rigenerativo?

Le aziende cercano oggi di andare oltre la semplice riduzione della propria impronta ambientale. La CSR e i modelli di economia circolare hanno posto basi solide, ma un nuovo modello economico si sta progressivamente affermando: l’economia rigenerativa. Questo quadro offre una logica operativa concreta per le politiche di acquisto, a condizione che le aziende vadano oltre la semplice conformità normativa. La domanda centrale diventa quindi: come trasformare ogni decisione di acquisto in una leva per creare valore ambientale e sociale misurabile, invece di limitarsi a rispondere a vincoli regolatori?

Cos’è l’economia rigenerativa?

L’economia rigenerativa indica un modello economico il cui obiettivo è ripristinare attivamente gli ecosistemi e i sistemi viventi, piuttosto che limitarsi a mantenerne lo stato attuale. Dove lo sviluppo sostenibile mira a preservare, l’economia rigenerativa mira a migliorare: ricostruire i suoli, rigenerare la biodiversità, rafforzare i legami sociali e redistribuire equamente il valore creato all’interno dei territori.

Questo modello economico si basa su tre principi fondamentali: il ripristino delle risorse naturali mobilitate dalle attività economiche, la redistribuzione dei benefici verso comunità e territori e la rigenerazione degli ecosistemi interessati da produzione e consumo.

Dalla CSR all’economia circolare: una progressione verso un impatto positivo netto

La progressione si articola in tre livelli distinti. La CSR punta innanzitutto a ridurre gli impatti negativi delle aziende sull’ambiente. L’economia circolare compie un ulteriore passo evitando gli sprechi ed estendendo la durata di vita delle risorse. I vantaggi dell’economia circolare per le imprese sono oggi ben documentati e costituiscono una base solida per progredire. L’economia rigenerativa va ancora oltre: produce un impatto positivo netto misurabile sugli ecosistemi e sulle comunità, superando la semplice conservazione dello stato attuale.

Rigenerativo vs sostenibile: perché la distinzione cambia tutto per la tua azienda

Il termine “rigenerativo” descrive qualsiasi sistema, prodotto o pratica che contribuisce attivamente alla ricostruzione delle risorse naturali e sociali su cui si basa. “Sostenibile” significa mantenere ciò che esiste già all’interno dell’attuale sistema economico. “Rigenerativo” significa migliorare lo stato dei sistemi viventi, non semplicemente conservarli.

Per un’azienda, le implicazioni operative sono fondamentali: un acquisto rigenerativo non si limita a ridurre gli impatti negativi, ma genera valore ambientale misurabile, sia attraverso il ripristino degli ecosistemi locali, sia attraverso il rafforzamento della biodiversità o la creazione di condizioni sociali ed economiche più equilibrate tra i fornitori.

Perché l’economia rigenerativa sta diventando una questione strategica per i leader

L’economia rigenerativa non è più un approccio volontario riservato alle aziende pionieristiche. Risponde a pressioni istituzionali, competitive e operative in crescita. Per i dirigenti, adottare un modello rigenerativo all’interno delle politiche di procurement rappresenta una risposta strategica a tre leve di competitività: la conformità normativa, l’immagine del brand e la resilienza della supply chain.

CSRD, dovere di vigilanza e reporting extra-finanziario: l’economia rigenerativa come protezione normativa

La CSRD richiede alle imprese europee di produrre report extra-finanziari dettagliati, inclusi gli impatti ambientali e sociali lungo la supply chain. Gli acquisti indiretti rientrano ormai esplicitamente in questo perimetro.

Obblighi equivalenti esistono anche al di fuori dell’Unione europea. Nel Regno Unito, il Modern Slavery Act e l’FRC Stewardship Code regolano la responsabilità aziendale lungo la filiera. In Svizzera, l’ordinanza sul reporting climatico impone obblighi analoghi di trasparenza. In Norvegia, il Transparency Act richiede alle imprese di rendicontare le pratiche relative ai diritti umani presso i propri fornitori. Integrare i principi rigenerativi nelle politiche di procurement consente di costruire una risposta documentata e coerente a tutti questi requisiti.

Resilienza della supply chain: ridurre la dipendenza dalle risorse naturali attraverso il procurement

Il degrado delle risorse naturali compromette direttamente la disponibilità delle materie prime. La salute dei suoli, la biodiversità e l’integrità degli ecosistemi naturali condizionano l’approvvigionamento di beni e servizi in settori molto diversi tra loro, come l’agricoltura, il packaging e la produzione industriale. I nove limiti planetari definiti dallo Stockholm Resilience Centre costituiscono oggi un quadro di riferimento per valutare l’esposizione delle imprese a questi rischi sistemici, dal cambiamento climatico alla perdita di biodiversità.

Diversificare verso fornitori con pratiche rigenerative riduce concretamente la volatilità dei costi di acquisto. Per i dirigenti, si tratta prima di tutto di una logica di gestione del rischio della supply chain. I quadri della finanza sostenibile riconoscono sempre più la resilienza della filiera come un rischio finanziario rilevante, rafforzando il valore strategico dell’economia rigenerativa nelle politiche di approvvigionamento.

Come tradurre l’economia rigenerativa nella propria policy di procurement

L’economia rigenerativa crea valore solo quando viene tradotta in criteri concreti all’interno dei processi di acquisto. Per il responsabile acquisti, questa trasformazione richiede una roadmap strutturata, categoria per categoria, e una ridefinizione dei criteri di valutazione dei fornitori.

Da dove iniziare: dare priorità alle categorie di acquisto a maggiore impatto

La logica di priorità suggerisce di iniziare dagli acquisti indiretti, noti come long tail spend, che concentrano il maggior numero di fornitori e offrono maggiore flessibilità di sourcing. Si tratta anche degli acquisti più facilmente orientabili verso pratiche rigenerative.

Le categorie con maggiore potenziale rigenerativo includono in particolare il packaging, con materiali bio-based, riciclati o riutilizzabili, le forniture per ufficio e i materiali di consumo, i dispositivi di protezione individuale provenienti da filiere certificate e l’arredo con durata documentata e comprovata riparabilità.

Integrare criteri rigenerativi negli acquisti circolari rappresenta un primo passo naturale per strutturare questa transizione senza sconvolgere l’organizzazione esistente.

Valutare i fornitori con un approccio rigenerativo: longevità, riparabilità, radicamento territoriale e condivisione del valore

Quattro criteri concreti consentono di valutare un fornitore secondo i principi dell’economia rigenerativa: la longevità del prodotto, intesa come durata documentata, garanzia estesa e tracciabilità dei componenti; la riparabilità, legata alla disponibilità di pezzi di ricambio e all’esistenza di una rete di riparazione; il radicamento territoriale, che comprende filiere corte, riduzione delle emissioni di trasporto e contributo alla preservazione dei suoli e della biodiversità locali; la condivisione del valore, che riguarda le condizioni di lavoro dei subfornitori e la redistribuzione equa verso gli attori locali.

La simbiosi industriale rappresenta una pratica rigenerativa concreta: valorizzando i rifiuti di un’azienda come risorse per un’altra, riduce gli impatti ambientali e crea nuove attività economiche locali.

“Un approccio di acquisti responsabili consiste, per i buyer, nel conciliare tre sfide essenziali: ambiente, etica e società, oltre all’economia. Si possono individuare diversi benefici principali: migliore gestione dei rischi, riduzione dei costi, promozione dell’innovazione e della differenziazione, aumento del fatturato e miglioramento degli indicatori di performance degli acquisti.” – Ludivine MARTINET (Direttrice Commerciale 2021–2024, Manutan), 20 settembre 2022, Webinar “Long tail spend: come implementare una strategia di acquisti responsabili”, Manutan, 45 minuti.

Quale ritorno sull’investimento si può attendere da una policy di procurement rigenerativo

Il passaggio a un’economia rigenerativa è spesso percepito come un costo aggiuntivo. Questa percezione rovescia la realtà: una politica di procurement rigenerativo genera risparmi strutturali, riduce l’esposizione ai rischi finanziari e produce indicatori integrabili direttamente nei sistemi di reporting esistenti. L’economia rigenerativa dimostra che il ripristino del capitale naturale consente, nel lungo periodo, di ridurre i costi lungo tutta la catena del valore.

KPI e indicatori di monitoraggio per misurare l’impatto del procurement rigenerativo

La misurazione dell’impatto richiede indicatori adattati alla realtà degli acquisti, come il tasso di fornitori valutati secondo criteri rigenerativi quali longevità, riparabilità e radicamento territoriale, la quota di acquisti provenienti da filiere locali o certificate, il tasso di prodotti con longevità documentata nel portafoglio acquisti, il volume di rifiuti evitati per categoria grazie a decisioni di acquisto rigenerative e l’impronta carbonica Scope 3 degli acquisti indiretti, inclusi le emissioni legate ai fornitori.

Questi indicatori si integrano naturalmente nel reporting CSRD e nei cruscotti CSR esistenti, senza generare un carico di lavoro significativo per i team.

I costi nascosti dell’inazione: non conformità normativa e rischi reputazionali

L’assenza di un approccio rigenerativo negli acquisti genera costi reali, spesso sottostimati dal management. Sul piano normativo, il mancato rispetto degli obblighi di reporting extra-finanziario espone a sanzioni crescenti in tutti i Paesi europei. Sul piano commerciale, sia la finanza pubblica sia quella privata subordinano sempre più i criteri di assegnazione a impegni CSR documentati e misurabili. I quadri della finanza verde stanno inoltre creando nuove aspettative per dimostrare concretamente l’applicazione dell’economia rigenerativa.

Le attività economiche che dipendono dalla biodiversità sono particolarmente esposte: il degrado dei suoli e degli ecosistemi può interrompere intere catene di approvvigionamento nel breve periodo. Le emissioni di gas serra non gestite espongono le aziende a rischi reputazionali strutturali, rendendo sempre più difficile attrarre e trattenere talenti in un contesto competitivo.

Come coinvolgere team e fornitori in un approccio rigenerativo

La transizione verso un procurement rigenerativo non può basarsi esclusivamente sul responsabile acquisti. Richiede l’allineamento dei team interni e un progressivo sviluppo delle competenze dei fornitori. La formazione sui principi rigenerativi, la condivisione di una visione comune e la co-costruzione di obiettivi di miglioramento sono i pilastri di una diffusione sostenibile all’interno dell’azienda.

Co-costruire l’approccio con i fornitori chiave: dalla valutazione alla partnership

La logica transazionale buyer-fornitore mostra i suoi limiti quando si tratta di ripristinare gli ecosistemi e generare un impatto positivo duraturo. La transizione verso partnership orientate all’impatto richiede la condivisione del framework di valutazione rigenerativa con i fornitori strategici fin dalla fase di onboarding, la definizione congiunta di obiettivi annuali di progresso sui criteri prioritari e l’organizzazione di revisioni delle performance che integrino indicatori sociali ed economici oltre a quelli tradizionali.

La co-costruzione rafforza la fidelizzazione dei fornitori e riduce il rischio di interruzioni della supply chain, radicando la relazione in una visione condivisa di ripristino degli ecosistemi e dei sistemi viventi. Questa dimensione umana è tanto importante quanto quella ambientale e finanziaria.

Sfruttare un distributore esperto per accelerare la transizione verso acquisti responsabili

Affidarsi a un distributore che abbia già selezionato il proprio catalogo secondo criteri eco-responsabili riduce significativamente il carico di qualificazione dei fornitori. Ogni prodotto identificato come eco-responsabile risponde a criteri oggettivi e verificabili, integrabili direttamente nel reporting extra-finanziario di un’azienda in trasformazione.

Offerta eco-responsabile

Da Manutan, un prodotto eco-responsabile è un prodotto che possiede un’etichetta ambientale riconosciuta, come EU Ecolabel, Ecocert o PEFC, e/o è realizzato con almeno il 25% di materiali riciclati, e/o è di seconda mano, usato o ricondizionato. L’offerta è disponibile in Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Svezia, Finlandia, Francia, Germania, Ungheria, Italia, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Slovacchia, Spagna, Svizzera, Regno Unito e Portogallo alla data di pubblicazione del contenuto. Scopri tutti i nostri prodotti eco-sostenibili su www.manutan.it

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