Ferie e vacanze alle porte, meritata pausa dal lavoro

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Ricaricarsi, rigenerarsi, ritrovarsi: manca poco alle ferie, al periodo delle chiusure di aziende e attività. Molti, fortunati, lavoratori potranno prendersi del meritato riposo dopo aver visto la quotidianità stravolgersi dalla pandemia. Tamponi, Green Pass alla mano, valigie pronte, biglietti di aerei, treni o navi prenotati da tempo e pieno della macchina fatto: tutto è stato organizzato per poter staccare la mente da impegni, scadenze, stress lavorativo, smartworking, quarantene, chiusure… Qualche settimana di pausa per tornare pronti e carichi nell’affrontare nuove sfide.

Le origini del fenomeno Travel Shaming

Tra i più giovani – ma non solo perché in America è un fenomeno sempre più comune come emerge da articoli di Forbes e Dice – le vacanze sono però esse stesse una forma di stress. Il “Travel Shaming” è il termine che viene utilizzato per indicare un malessere: la vergogna di andare in vacanza. Spesso in azienda si prova un senso di disagio nel dover comunicare le ferie ai datori di lavoro, allontanarsi dai propri compiti per riposarsi non è sempre visto di buon occhio e alcune persone soffrono giudizi e osservazioni più o meno velate da parte dei colleghi. Dover organizzare chiusure e consegne affrettando i tempi prima della partenza è una fonte di ulteriore stress, tanto che negli USA quasi il 47% (dati Forbes) dei lavoratori non sfrutta le ferie maturate. 

1 • Spiega i benefici che una pausa può generare alla qualità del lavoro collettivo. Mostra gli studi che dimostrano come lunghi turni e stress contribuiscano al burnout, all’insoddisfazione, alla scarsa qualità del lavoro.

2 • Pianifica le ferie con largo anticipo. Alla fine dell’anno proponi all’azienda di stabilire le vacanze per tutto l’anno in modo che le assenze siano gestite per tempo senza condizionare il lavoro.

3 • Non scusarti con i colleghi che cercano di farti sentire in colpa per aver preso un meritato tempo libero. Se ritieni onestamente di aver fatto abbastanza per supportare la tua squadra e i loro sforzi, ignora i loro commenti e stabilisci un confine fermo. 

Covid e la nascita del Travel Shaming 

Il Covid ha ridisegnato la normalità. Ciò che prima era spontaneo e istintivo, deve essere ora valutato con cura e ponderato. Normative che cambiano, restrizioni che aumentano, controlli e documentazioni necessarie frenano la voglia di viaggiare. Così in tanti rinunciano a partire e sono portati inconsciamente a criticare coloro che invece prendono un aereo e volano all’estero anche in un momento di crisi sanitaria. Ecco che il “Travel Shaming” acquista una connotazione globale, al di là del luogo di lavoro. Si viene giudicati perché si va in vacanza e soprattutto sui social network non è raro leggere commenti negativi e critiche non solo a personaggi di spicco ma anche a conoscenti con valigie alla mano.